Il cervelletto è un direttore d'orchestra da stimolare su frequenze mirate
Risultati migliori rispetto a una stimolazione generica dell'area. Studio del Santa Lucia
Il cervelletto non è un semplice coordinatore del movimento, ma un direttore d'orchestra che organizza nel tempo le attività di tutto il cervello. Capire quale ritmo fa cosa permette di passare da stimolazioni generiche a interventi di precisione, accordati su ciascun paziente. A far luce sui meccanismi di regolazione è uno studio pubblicato da Nature Reviews Neuroscience. Realizzato da ricercatori della Fondazione Life Santa Lucia Irccs, il lavoro analizza la letteratura scientifica più recente e le nuove tecniche di stimolazione per migliorare la neuroplasticità e potenziare le capacità motorie. Il cervelletto coordina i movimenti e, attraverso l'allenamento, ci permette di prevedere e correggere la traiettoria di un oggetto. "Il cervelletto - spiega Danny Adrian Spampinato, primo autore dello studio - è un modello a tre assi: frequenza, funzione e modulazione. Nello studio abbiamo isolato 6 frequenze: altissime frequenze, oscillazioni gamma, ritmi beta, alpha, theta e delta, ognuna con una funzione specifica. Stimolando il cervelletto alla corretta frequenza, siamo ora capaci di ottenere risultati molto mirati rispetto alla stimolazione generica dell'area". Questa sinfonia non resta confinata nel cervelletto: attraverso il talamo, i suoi ritmi raggiungono la corteccia motoria, parietale e prefrontale e i gangli della base, coinvolti nei circuiti della ricompensa. Il cervelletto partecipa così non solo al movimento, ma anche all'apprendimento per rinforzo, alla cognizione e alle emozioni. Tre le prospettive per il futuro. "La prima - conclude Giacomo Koch, neurologo, coordinatore dell'equipe di ricerca e vice-direttore scientifico di Life - è la personalizzazione della stimolazione sul profilo ritmico del singolo paziente. La seconda sono i sistemi a circuito chiuso, capaci di rilevare in tempo reale i ritmi patologici e di intervenire in fase con essi. La terza sono nuove tecnologie come l'interferenza temporale e gli ultrasuoni focalizzati, in grado di raggiungere in modo non invasivo le strutture cerebellari più profonde, potenzialmente utili per i disturbi del movimento e malattie come l'Alzheimer".
R.Baker--SFF