Ridley Scott, 'nel mondo post-apocalittico di The Dog Stars il caos di oggi'
Con Elordi, Brolin e Qualley esce il 26 agosto. 'Cinema francese e italiano la mia scuola'
(di Francesca Pierleoni) Un mondo post-apocalittico "che riflette il caos e le calamità globali dell'oggi": è questo, per un maestro del cinema come Ridley Scott, uno dei fili rossi del suo nuovo film, The Dog Stars - Le Stelle dopo la Fine, tratto dal bestseller del 2012 di Peter Heller (appena tornato in libreria con Bompiani), interpretato da Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Allison Janney, Benedict Wong e Guy Pearce, in arrivo nelle sale dal 26 agosto con Walt Disney Company Italia. Una produzione girata soprattutto in Italia, tra montagne e boschi in varie location, dal Friuli Venezia Giulia al Veneto, dall'Abruzzo al Lazio, con una parte della lavorazione anche a Cinecittà. La storia è ambientata nel 2035 a Eerie, in Colorado. Una realtà nella quale una letale epidemia influenzale ha decimato la maggior parte della popolazione terrestre e molti dei sopravvissuti sono afflitti da una debilitante malattia del sangue. Il giovane pilota Hig (Elordi) e il veterano di guerra Bangley (Brolin) si proteggono nella fattoria efficiente e isolata che si sono costruiti, su una pista di atterraggio deserta. Bangley non vuole muoversi, mentre Hig, insieme all'amato cane Jasper, compie spesso missioni di ricognizione con il suo aereo, consegnando provviste a una vicina comunità mennonita e cercando altri esseri umani non contagiati. Un atterraggio inaspettato lo porta alla casa, nascosta in un canyon, del diffidente Pops (Pearce) e di sua figlia Cima (Qualley), con cui si ritroverà a scoprire una terrificante verità. "Ormai la gente non guarda i telegiornali, mentre io ne sono appassionato, guardo i notiziari internazionali due volte al giorno - spiega Scott nella conferenza stampa globale in remoto -. Molto di quello che vediamo nel film sta già succedendo. Viviamo con i paraocchi, a tutti i livelli, su emergenze come il cambiamento climatico, ma soprattutto sul caos e sulle calamità in molti Paesi del mondo". Comunque The Dog Stars "non vuole essere un documentario: il suo compito è intrattenere, ma l'intrattenimento deve anche stimolare la riflessione. Non si può semplicemente stare lì a sorridere guardando un film stupido. La cosa più bella è quando una storia inizia a parlarti". Nella trama il regista esplora anche la parte "del comportamento umano che passa per l'empatia, la comprensione, e l'umorismo. Aspetti sotto cui cerco di nascondere ciò che penso veramente (sull'oggi), perché essendo celtico tendo ad avere un lato molto cupo". Una visione dark "per cui i critici mi hanno crocifisso quando ho fatto Blade Runner - racconta -. Pauline Kael (storica firma del New Yorker, ndr) scrisse quattro pagine di distruzione… me le sono incorniciate e le tengo nel mio ufficio. Da lì ho imparato a non leggere più quello che scrivono su di me, positivo o negativo che sia". Tornando alle emergenze globali, Scott ricorda il film, poi non realizzato, che nel 1994 avrebbe dovuto girare "con Jodie Foster su un'epidemia di Ebola nell'Africa occidentale. Un'epidemia simile c'è appena stata di nuovo ed è fuori controllo perché sono stati tagliati a livello globale i fondi dei Cdc (i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Usa, ndr)". Per Scott, invece, gli Stati Uniti su questi temi "dovrebbero continuare ad essere le 'sentinelle' del mondo, perché è quello che sono sempre stati". Il cineasta si sofferma poi sulle riprese di The Dog Stars in Italia e a Cinecittà: "Il cinema italiano e francese sono stati la mia scuola, ancor più di Hollywood. Una tradizione che l'Italia ha perso", ma "se ne sono resi conto e le cose stanno migliorando" osserva Scott che ricorda anche i suoi incontri con Federico Fellini e Sergio Leone: "Fellini mi ha portato a vedere il suo set, quello con la gigantesca nave e un altro con due pistoni grandi come un palazzo. Mi ha fatto fare un giro e ne era molto orgoglioso. Indossava un Mackintosh molto inglese e una grande sciarpa Burberry.... lo ricordo sempre".
P.Thomas--SFF
