L'ombra di mega spese legali per Harry e altri vip dopo causa perduta col Mail
Editore tabloid di destra formalizza richiesta da 34,5 milioni. Ma sarà giudice a decidere
Si concretizza l'ombra di un potenziale pagamento di spese milionarie per il principe ribelle Harry, secondogenito di re Carlo III e della defunta lady Diana, dopo la causa legale perduta - assieme ad altri sei vip - contro l'editore del Daily Mail: tabloid della destra populista britannica accusato dai denuncianti di aver violato per anni la loro privacy ricorrendo anche a presunte intercettazioni o altri metodi illegali. L'azione giudiziaria, conclusasi nelle settimane scorse con una sentenza dinanzi all'Alta Corte di Londra nella quale il Mail è stato scagionato per insufficienza di prove, comporta per le parti sconfitte il pagamento delle spese legali. Spese che gli avvocati della società editrice del tabloid Associated Newspapers Limited (Anl) avevano già indicato a livelli elevatissimi di decine di milioni di sterline dopo l'epilogo del processo. E che oggi hanno formalizzato con una richiesta di rimborso complessivo da 34,5 milioni di sterline, oltre 40 milioni di euro. La cifra dovrebbe essere suddivisa per il numero dei denuncianti: sette in totale, fra cui Harry, la popstar Elton John, suo marito o ancora Doreen Lawrence, membro laburista della Camera dei Lord, madre di un ragazzo nero ucciso in un attacco razzista a Londra nel 1993 e simbolo dell'attivismo contro il razzismo nel Regno Unito. A quanto risulta ai media, il duca di Sussex e gli altri hanno sottoscritto in solido prima di far causa un'assicurazione che li copre fino a 16,2 milioni di sterline: pertanto, se la giustizia accogliesse l'istanza del Mail, dovrebbero dividersi di tasca loro ulteriori 18,3 milioni. La decisione sulla congruità della richiesta - accompagnata dalla pretesa di un versamento immediato di quasi un quarto del totale - spetta comunque a un giudizio ad hoc del tribunale, atteso prossimamente. L'entità della somma, fuori misura rispetto al solito, è stata intanto difesa dai legali dell'Anl, secondo i quali la causa intentata da Harry e dalle altre personalità "non ha avuto nulla di ordinario o di ragionevole"; ma sarebbe stata il culmine di una crociata giudiziaria più ampia volta di fatto a distruggere il Mail. Senza contare la complessità del caso, la durata prolungata e "il diluvio di pubblicità negativa" riversatasi a loro dire - a prescindere dall'esito del procedimento - sulla "reputazione" della testata e dei suoi giornalisti.
Y.Harris--SFF