L'economia invisibile vale 197,6 miliardi, 'ruba 3.350 euro a ogni italiano'
Focus Censis-Confcooperative su sommerso in Italia. Gardini: un macigno su debito pubblico
Un'economia sommersa da 197,6 miliardi di euro, pari al 9,2% del Pil del Paese che sottrae a ciascun cittadino 3.350 euro e brucia una ricchezza equivalente all'intera produzione dell'Emilia-Romagna o a oltre un anno di spesa sanitaria. È quanto emerge dal Focus Censis-Confcooperative, che fa luce su una voragine da 2,7 milioni di lavoratori irregolari e da oltre 100 miliardi l'anno di evasione fiscale e contributiva. "Il lavoro sommerso è un'economia che non si vede e non si tassa" e "sottrae a ogni italiano, dai neonati agli anziani, 3.350 euro", sottolinea Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative. "Con la stessa somma, potremmo coprire, per oltre un anno, la spesa sanitaria nazionale che vale circa 142 miliardi (l'anno). Dietro questi numeri, c'è un'altra realtà. Inaccettabile: 2,7 milioni di persone di lavoratori irregolari, sfruttati e pagati quasi la metà dei colleghi regolari". Sono tre i motori di questa economia invisibile, secondo l'indagine. Tre ingranaggi che non pesano tutti allo stesso modo: 108,2 miliardi di euro (+21,6% dal 2019) da sottodichiarazione. Sono imprese, professionisti e lavoratori autonomi che dichiarano al fisco meno di quanto guadagnano davvero, evadendo imposte su produzione, redditi e Iva; 77,2 miliardi di euro (+4% dal 2019) da lavoro irregolare, cioè rapporti di lavoro non registrati o solo in parte dichiarati; 12,2 miliardi di euro da altre componenti. Soi tratta di affitti in nero e mance non dichiarate in ristorazione, alberghi e servizi alla persona, sostanzialmente stabili nel periodo. Il messaggio è chiaro: la crescita del sommerso italiano è trainata sempre più dalla sottodichiarazione dei redditi, più che dal solo lavoro nero.
Q.Taylor--SFF